I genitori nella scuola: una riforma mancata

A chi legge ancora i giornali sarà capitato di imbattersi in un botta e risposta tra Corrado Augias e alcuni lettori sul ruolo dei genitori della scuola.

Se da un lato il professor Galimberti, noto filosofo, auspica la scomparsa dei genitori dalla scuola altri genitori rivendicano il proprio ruolo, pur osservando che “la verità è che va bene a scuola chi è bravo e non ha problemi, come è sempre stato” oppure “senza genitori in molti istituti non si potrebbe nemmeno aprire”.

Augias conclude dicendo che “la presenza dei genitori non è il più grave (dei problemi nella scuola)” e forse ha ragione. Ma mi sembra abbastanza evidente che dopo oltre quarant’anni dai decreti delegati le aspirazioni del legislatore non si sono pienamente realizzate.

Ognuno avrà la sua idea in merito e a me preme suscitare un dialogo e una riflessione tra le diverse componenti (insegnanti, studenti e genitori) che possa poi dar luogo a concrete buone pratiche.

Certo la partecipazione dei genitori negli organi collegiali del Bottoni è garantita: siamo nel Consiglio d’Istituto, abbiamo recentemente eletto i rappresentanti di classe, abbiamo numerosi gruppi di lavoro misti tra genitori ed insegnanti per occuparsi della scuola e dei suoi problemi.

C’è un però….

Ogni forma di partecipazione”, scrive il sig. Merolli, “all’interno dei vari ambiti della vita associata esprime la realizzazione di un sistema democratico compiuto. Di fatto, però, il diritto alla rappresentanza e alla co-presenza educativa dei genitori non ha dato i frutti sperati, si è andato insterilendo e corrompendo fino ad assumere la forma di uno strumento di pressione nei confronti degli insegnanti, tesa in prevalenza a ottenere una valutazione positiva per i propri figli”.

Che la partecipazione all’interno della scuola sia la dimostrazione del generale disinteresse per i meccanismi democratici si coglie dall’affluenza dei genitori alle assemblee del nostro Comitato o alle recenti elezioni dei rappresentanti: l’affluenza al voto è stata mediamente intorno al 20-25%. Eppure ho la sensazione che il numero di iscritti alle varie chat di classe su Whatsapp sia molto più alto (io azzarderei un 90% delle famiglie, in attesa di analisi statistiche più precise…). Forse dovremo valutare di fare le elezioni dei rappresentanti su Whatsapp!

Ed è su Whatsapp che viaggiano le informazioni sull’effettivo stato della classe, dei suoi problemi, del rapporto con gli insegnanti: di fatto le chat di classe hanno sostituito gli organi collegiali? Non siamo eletti per fare i passacarte delle delibere o i destinatari delle circolari, siamo eletti per incidere davvero nei meccanismi della scuola.

E un punto emerso anche nell’ultima assemblea è quello dello scambio vicendevole delle informazioni, su cui abbiamo tanto da lavorare!

Ma il vero problema credo sia il secondo: l’interpretazione del ruolo del genitore all’interno della Scuola (maiuscola non a caso) come avvocato del proprio figlio.

Sono fermamente convinto che tale interpretazione sia profondamente sbagliata e che sia in fondo la radice delle precedenti riflessioni negative sul ruolo dei genitori. Se si vuole intervenire a difesa del proprio figlio/figlia  lo si deve fare perché è in gioco un diritto di tutti gli studenti (come sui Piani didattici personalizzati, sulla didattica troppo permissiva, sulle strutture, sull’offerta di proposte che si integrano e completano quelle scolastiche, ecc.), non certo perché si vuole alzare un voto, spostare un compito in classe o garantire una promozione.

L’insterilimento e la corruzione del ruolo dei genitori risiede proprio in questo: svuotare del significato rappresentativo gli organi collegiali e limitare il ruolo dei genitori a difensori del figlio o della figlia.

Io sono convinto che il Comitato dei Genitori saprà evitare questa deriva con il contributo di tutti.