Riflessioni sui consigli di classe aperti

Terminato il periodo dei consigli di classe aperti, mi sia consentito fare qualche riflessione generale che scaturisce da quanto mi è stato riferito, seppure in modo frammentario ed episodico.

Poiché i genitori hanno sempre poco tempo e ormai si privilegia la semplicità alla complessità vengo subito alle conclusioni: la didattica è il campo degli insegnanti, ai quali è dovuto il necessario rispetto, quindi prima di esprimere delle critiche da parte dei genitori in questo campo sono necessarie attente valutazioni. Dopo di che, se permangono criticità, ci sono i rappresentanti di classe e gli organi dell’Istituto Scolastico, tra cui non è contemplata la chat di classe su Whatsapp.

Fare l’insegnante è un mestiere difficile; lo può facilmente comprendere chiunque abbia dovuto tenere una lezione su un qualunque argomento a un qualunque uditorio (si badi: una lezione, non una presentazione, che ha lo scopo solo di informare; una lezione prevede che l’uditorio acquisisca una conoscenza dell’argomento, non una mera informazione…). Se è difficile preparare una lezione lo è molto di più preparare un corso (che vuol dire anche verifiche di apprendimento…) e lo è ancora di più farlo per molti anni, quando subentra l’abitudine o la stanchezza.

Un secondo elemento che rende difficile l’insegnamento (tra i tanti che si potrebbero addurre) è la naturale gratificazione che danno gli alunni attenti rispetto a quelli distratti e non interessati: dopo qualche sforzo per catturare l’attenzione di tutti è naturale privilegiare coloro che ci sembrano meglio comprendere l’argomento della lezione. Si tratta di un fenomeno umano comprensibilissimo.

Per contro tutti i genitori sono stati alunni: hanno quindi fatto esperienza di diversi insegnanti e hanno dato un giudizio su di loro. Basta che facciamo mente locale sugli insegnanti che abbiamo avuto da ragazzi e sappiamo discernere immediatamente quelli “buoni” e quelli “cattivi”, poiché sono parte dei nostri ricordi più importanti.

Nel momento del consiglio di classe aperto è quindi inevitabile che l’opinione della classe riportata dagli insegnanti sia mediata dal giudizio che i genitori hanno degli insegnanti stessi. Ma su questo si deve porre attenzione da parte dei genitori che verso gli insegnanti, tutti e in modo indifferenziato, si deve avere il più profondo rispetto proprio in virtù del difficile mestiere che esercitano.

Ciò non toglie che possano esistere dei motivi oggettivi per valutare la didattica come “migliorabile”, se non “inadatta”.

Facciamo il caso di due professori: il primo è il professor Wudoppio, che ha fama di essere molto severo. Il professor W. si presenta al consiglio di classe lamentando che l’intera classe è insufficiente, che non esegue o esegue male i compiti affidati, paventa la bocciatura di metà classe. I genitori si lamentano della severità dei giudizi, della quantità di compiti affidati (libri da leggere da un giorno con l’altro, decine di esercizi da fare il lunedì per il mercoledì, ecc.), del fatto che nonostante ore e ore di studio l’aspirata sufficienza non arrivi mai; ognuno rimane della propria idea e i genitori, per la paura che il loro figliolo perda l’anno, si adoperano per fargli cambiare classe (che non si può e quindi finiscono per cambiare scuola).

Il secondo è il professor Zeta, la cui fama è invece di essere poco severo. Il professor Zeta al consiglio di classe dichiara di non aver problemi e che tutti sono sufficienti. Nessun genitore si lamenta della manica larga, anzi: è portato a credere che il proprio figliolo sia portato nella materia del professor Zeta. Solo qualche genitore, che magari in quel campo ha delle competenze, si accorge che la preparazione del figlio non è solida e inizia ad avere qualche dubbio sul successo dei prossimi corsi universitari; ognuno rimane della propria idea e il genitore, per la paura che il proprio figliolo possa avere una preparazione inadeguata, si adopera per fargli cambiare classe (che non si può e quindi finisce per cambiare scuola).

Per quanto il professor Wudoppio e il professor Zeta siano differenti, e suscitino differenti reazioni o contestazioni da parte dei genitori durante il consiglio di classe, l’esito è lo stesso: si cerca di cambiare scuola.

Si tratta di casi in cui è facile riconoscere l’inadeguatezza della didattica, ma sono appunto esemplificativi di situazioni estreme: quale dev’essere l’atteggiamento dei genitori in questi casi?

Il punto di partenza è il rispetto della metodologia didattica dell’insegnante: è lui il professionista che deve fornire gli strumenti per aumentare la conoscenza e per valutarne l’apprendimento. Vi dev’essere quindi, da parte dei genitori, una presunzione di appropriatezza della didattica. Il che vuol dire che se un professore dice che gli alunni non studiano si deve presumere che sia vero.

Se però vi sono degli elementi oggettivi che possano mettere in discussione la didattica è compito del consiglio di classe esaminarli e tenerne conto, con l’intenzione di favorire il percorso di apprendimento degli alunni. Vi sono poi altri sistemi, come le prove interclasse (per quanto possano portare a qualche indesiderato “bias” di rappresentazione) o il lavoro dell’Osservatorio Voti.

Su quest’ultimo occorre precisare che l’OV ha solo il ruolo di raccogliere i dati e fornire delle analisi statistiche di base (medie, varianze e poco più) per consentire all’Istituzione Scolastica di fare le proprie valutazioni, generalmente ex-post: ben difficilmente le analisi dell’OV possono essere utili nei casi di singole classi.

Nell’intenzione della legislazione sui decreti delegati, il dialogo tra i soggetti coinvolti nell’Istituzione scolastica, in particolare docenti, genitori ed alunni, non deve mai mancare. I Rappresentanti e il Coordinatore di Classe svolgono proprio questa funzione di approfondimento di quegli elementi che possono portare ad un insuccesso diffuso degli alunni, in genere molto evidenti (insufficienze, carichi intensi, ecc.), così come quelli che nascondono il problema dietro un successo ingiustificato.

E se nel malaugurato caso in cui il consiglio di classe non riesca né a risolvere né ad affrontare, magari, le problematiche, ci si può rivolgere agli altri organismi (la Presidenza, il Consiglio d’Istituto) dove poter portare quelle esigenze che abbiano un carattere di particolare rilevanza e che siano basate su valutazioni oggettive.

Spesso, ahimè, siamo portati ad aver sfiducia nelle istituzioni e preferiamo lamentarci (facendo come i camalli di Genova che avevano nel proprio contratto il “diritto al mugugno”); nella migliore delle ipotesi questo avviene perché non siamo in grado di valutare singolarmente se il problema del proprio figlio sia isolato o derivi da un problema didattico. Per questo occorre parlarne apertamente, in modo appropriato e nelle sedi corrette.

Lo sfogo del mugugno confiniamolo alle chat di Whatsapp: se invece vogliamo che il problema sia risolto (senza abbandonare la scuola) allora il sistema è quello descritto sopra, sul quale il Comitato Genitori e i suoi rappresentanti nel Consiglio d’Istituto porranno sempre la massima attenzione.